Sabato 20 Luglio 2002
EMERGENZA IDRICA

Dopo i soldi, la pioggia artificiale
Il Consiglio dei ministri vara il piano anti-siccità. Ora si pensa a intervenire sul clima

di ELENA CASTAGNI

ROMA - Il progetto per contrastare la grande sete è stato approvato in Consiglio dei Ministri come da programma. Con un di più: lo stanziamento di nove milioni di euro da destinarsi con una prossima ordinanza di Protezione civile al progetto della pioggia artificiale, una di quelle prodezze tecnologiche per cui, anche con il protrarsi del clima africano, sarà possibile far piovere sulle regioni più assetate.
Intanto, nell’immediato, c’è un pacchetto di interventi di 570 milioni di euro previsto dal governo, a cui si aggiungono altri 100 milioni chiesti alle regioni. Inoltre, il ministro delle Politiche agricole Alemanno ha chiesto all’Unione europea l’anticipazione di fondi comunitari per un ammontare di 300 milioni. Questi fondi dovranno fronteggiare i fabbisogni più urgenti, compresi quelli relativi ai settori agricolo e zootecnico. Gli altri interventi decisi dal consiglio dei Ministri riguardano la dichiarazione dello stato di emergenza nel Lazio, in Campania e in Calabria, in modo che si possano adottare immediate ordinanze per attenuare la crisi idrica, e uno stralcio per il lago Trasimeno. I nove milioni per la pioggia artificiale (destinata a Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata) saranno stanziati prossimamente, e nella medesima ordinanza saranno previsti contributi straordinari per dieci milioni a favore di quei gestori di servizi idrici che abbiano installato impianti di dissalazione alimentati da energia prodotta da fonti rinnovabili.
Ma il progetto approvato non placa l’animo di chi è stato colpito direttamente dalla grande sete e oggi una mobilitazione della Coldiretti di Matera dovrebbe portare in piazza 300 trattori e 700 agricoltori. Intanto si contano i danni anche nel Centro Italia, nel Lazio le imprese che hanno subito più danni sono 20 mila sulle 100 mila operanti.
Ma è la Sicilia che resta ancora al centro dell’attenzione. «L’acqua c’è e in cinque anni, se si vuole non si avrà più alcuna emergenza. L’essenziale è che vengano fatte le opere, riparate condutture, definito il sistema delle dighe e degli invasi», ha detto il generale Roberto Jucci, ex commissario straordinario per le acque in Sicilia e di recente nominato coordinatore nazionale per l’emergenza idrica. Ascoltato dalla commissione Territorio e Ambiente del Senato, ha lanciato l’allarme sul rischio di infiltrazioni mafiose: «Dove ci sono i soldi, c’è la criminalità che in Sicilia è la mafia. Non posso dire che vi siano infiltrazioni nel settore delle acque, ma è fortemente probabile che ci siano considerato che movimenta una gran mole di risorse». E dell’acqua per la Sicilia hanno parlato ieri sera Gianfranco Fini, Salvatore Cuffaro, il prefetto di Palermo Renato Profili e il sindaco Diego Cammarata.