EMERGENZA IDRICA
Dopo i soldi, la pioggia
artificiale
Il Consiglio
dei ministri vara il piano anti-siccità. Ora si pensa a
intervenire sul clima
di ELENA CASTAGNI
ROMA
- Il progetto per contrastare la grande sete è stato
approvato in Consiglio dei Ministri come da programma. Con
un di più: lo stanziamento di nove milioni di euro da
destinarsi con una prossima ordinanza di Protezione civile
al progetto della pioggia artificiale, una di quelle
prodezze tecnologiche per cui, anche con il protrarsi del
clima africano, sarà possibile far piovere sulle regioni
più assetate.
Intanto, nell’immediato, c’è un
pacchetto di interventi di 570 milioni di euro previsto dal
governo, a cui si aggiungono altri 100 milioni chiesti alle
regioni. Inoltre, il ministro delle Politiche agricole
Alemanno ha chiesto all’Unione europea l’anticipazione di
fondi comunitari per un ammontare di 300 milioni. Questi
fondi dovranno fronteggiare i fabbisogni più urgenti,
compresi quelli relativi ai settori agricolo e zootecnico.
Gli altri interventi decisi dal consiglio dei Ministri
riguardano la dichiarazione dello stato di emergenza nel
Lazio, in Campania e in Calabria, in modo che si possano
adottare immediate ordinanze per attenuare la crisi idrica,
e uno stralcio per il lago Trasimeno. I nove milioni per la
pioggia artificiale (destinata a Sicilia, Sardegna, Puglia
e Basilicata) saranno stanziati prossimamente, e nella
medesima ordinanza saranno previsti contributi straordinari
per dieci milioni a favore di quei gestori di servizi
idrici che abbiano installato impianti di dissalazione
alimentati da energia prodotta da fonti rinnovabili.
Ma il progetto approvato non placa l’animo di chi è
stato colpito direttamente dalla grande sete e oggi una
mobilitazione della Coldiretti di Matera dovrebbe portare
in piazza 300 trattori e 700 agricoltori. Intanto si
contano i danni anche nel Centro Italia, nel Lazio le
imprese che hanno subito più danni sono 20 mila sulle 100
mila operanti.
Ma è la Sicilia che resta ancora al
centro dell’attenzione. «L’acqua c’è e in cinque anni, se
si vuole non si avrà più alcuna emergenza. L’essenziale è
che vengano fatte le opere, riparate condutture, definito
il sistema delle dighe e degli invasi», ha detto il
generale Roberto Jucci, ex commissario straordinario per le
acque in Sicilia e di recente nominato coordinatore
nazionale per l’emergenza idrica. Ascoltato dalla
commissione Territorio e Ambiente del Senato, ha lanciato
l’allarme sul rischio di infiltrazioni mafiose: «Dove ci
sono i soldi, c’è la criminalità che in Sicilia è la mafia.
Non posso dire che vi siano infiltrazioni nel settore delle
acque, ma è fortemente probabile che ci siano considerato
che movimenta una gran mole di risorse». E dell’acqua per
la Sicilia hanno parlato ieri sera Gianfranco Fini,
Salvatore Cuffaro, il prefetto di Palermo Renato Profili e
il sindaco Diego Cammarata.